Cosa succede se dici di sì

Il 24 settembre 2019 è uscito il mio primo ebook per Zandegù. Si chiama StrategicaMente: un manuale che ha come tema principale la mentalità strategica, quella che è fondamentale per riuscire a gestire al meglio il lavoro. Non è questa la cosa importante. È importante che sappiate come ci sono arrivata, che cosa ho fatto per, cosa è successo prima di.


La storia comincia molti mesi fa. Ho ricevuto una mail da Marianna, boss della casa editrice. Una mail lunga e accorata che ti riassumo in poche parole: Tamara, vuoi scrivere un manuale per noi?  Ho cliccato subito sulla mail, stavo lì con dieci schede aperte sul desktop, ho letto una volta, velocemente. Poi ho riletto, che non mi sembrava vero. Alla terza rilettura l’esplosione: oh mio dio, ma davvero? Cioè ma davvero mi stanno proponendo di scrivere qualcosa? Qualcosa per cui gli altri dovranno pagare? Qualcosa che approderà sullo schermo di esimi sconosciuti? Davvero stanno chiedendo a me di scrivere un manuale, a me che al solo pensiero di scrivere qualcosa che non sia un post di facebook viene subito da vomitare? Ho chiuso la mail, mi sono alzata e ho fumato tre sigarette, di seguito.

Intanto la stanza dove lavoro, che poi è anche la stanza dove mangio, dove ascolto la musica, dove leggo, dove guardo le serie tv, si è improvvisamente popolata di persone. Persone che vedo e sento solo io, chiaro. Apro la porta solo ai venditori Folletto. Una, che ero io, l’altra che ha le sembianze e la voce di Maria Callas e l’altra ancora, mia madre. Io, che camminavo avanti e indietro per la stanza, senza scarpe (quando sono nervosa mi tolgo le scarpe, sempre) e senza dire niente. Maria, che gorgheggiava l’aria de La Regina della notte: “La vendetta dell’inferno ribolle nel mio cuore,/morte e disperazione/fiammeggiano intorno a me!/Se tramite te Sarastro non patirà le pene della morte,/non sarai mai più mia figlia/Ripudiata sii per sempre,/Abbandonata sii per sempre,/Distrutti siano per sempre/Tutti i legami della Natura/Se Sarastro non impallidirà tramite te!/Ascoltate, dèi della vendetta, ascoltate il giuramento di una madre!” e con la mano mi blandiva a prendere una decisione, Rispondi! Rispondi! e l’altra, mia madre, seduta, sigaretta accesa e sorriso sprezzante. Rispondi! Rispondi! Dì di no. Ammettilo, non sei in grado. Non lo puoi fare. Lo senti che i succhi gastrici stanno già salendo? Dì di no, sottraiti al fallimento certo! Non lasciare che questa sia l’ennesima sfida che non riesci a portare a termine. Abbandona! Io, che mi chiedevo come sarebbe stato se, io, che mi sentivo orgogliosa per essere stata scelta. Io, che cercavo di dominare quella punta di desiderio. Come sarebbe se dicessi sì. Ho spento il pc. Per una settimana ho cominciato ogni mattina nello stesso modo: caffè, sigaretta, lettura mail, una, due, tre volte, chiusura mail. Ansia, ansia, ansia. Poi ho risposto. Ho chiesto ulteriori dettagli per convincermi se effettivamente sarei stata in grado di, sono proprio io che volete? Davvero mi volete? Ho detto sì. Ho ricevuto il contratto, da firmare.

Che cos’è un contratto? Cito da Wikipedia: “il contratto è un negozio giuridico, necessariamente bilaterale o plurilaterale, o quantomeno non coincidenti, ed avente di volta in volta la funzione di costituire (nel senso di incidere sulla situazione e sugli interessi delle parti introducendo un nuovo rapporto), regolare (cioè apportare una qualsiasi modifica ad un rapporto già esistente) o estinguere (nel senso di porre fine a un rapporto preesistente) un rapporto giuridico patrimoniale.” Io ho paura dei contratti. Per questo non lavoro da dipendente, per questo non mi sposo.

In fondo al contratto, quello che c’è scritto in tutti i contratti: se questa cosa non funziona, questo è il prezzo da pagare. Ho letto quella frase cento volte. Eccola, la mia via di fuga! Posso firmare. Se non funziona posso scappare. Poi dovrò nascondermi, fare i conti con l’orgoglio ferito, con il fallimento ma posso scappare. La prima cosa che ho fatto è stata prelevare la cifra esatta, metterla in una busta, chiuderla, scriverci sopra: In caso di fallimento, nasconderla nel cassetto della biancheria intima, in fondo.

Ho cominciato a lavorarci su, a fare ricerche. Dio mio, stava funzionando! Mi sentivo contenta, addirittura felice in certi momenti. Poi ho cominciato a scrivere. Più scrivevo e più l’ansia saliva, più scrivevo e più i pensieri si scollavano, non combaciavano. Forse non lo so fare più. No, è sicuro che non lo so fare più. Non ho mollato, anche se sapevo che quello che stavo scrivendo era indegno. Ok il contenuto, dentro il manuale ci sono cose che so, che uso ogni giorno per il mio lavoro ma il senso. Dov’è il senso?

Ho inviato la prima stesura sapendo che sarebbe stata una completa disfatta. Restavo con gli occhi aperti a letto pensando: hanno avuto fiducia in me e non ho saputo ripagarli. Sono una delusione. Come hanno reagito loro? Puoi leggerlo qui. Eppure, nonostante l’ansia, quando ci siamo “visti” via Skype e abbiamo parlato, mi sono sentita compresa. Hanno capito, mi hanno guidata, mi hanno rassicurata. Marianna e Marco sono stati incredibilmente umani, empatici. Hanno capito. Mi sono rimessa a lavoro, con i tempi più stretti. Ho rivisto, modificato, aggiunto, eliminato, quasi fino all’ultimo giorno.

Adesso qualcosa che ho scritto io è nel mondo. Forse è imperfetto ma è mio. Forse lo modificherei ancora ma è mio. Ci sono riuscita. Sono arrivata in fondo. Ho scoperto che posso. Che nonostante l’ansia, Maria Callas che canta, mia madre, io posso.

Io posso.